Ritorno dalle vacanze: Allegra in balia della dogana e non solo!

Allegra sposa novella
luglio 27, 2015

Ciao a tutti. Siamo tornati a casa ma quello che ci è successo nel rientro non posso non raccontarvelo…
Abbiamo comprato durante il viaggio in Africa uno stupendo modellino di un barcone di legno, ma portarlo in Italia è stata un’avventura pazzesca!

Dopo esserci imbarcati con 2 valige e il benedetto barcone a Johannesburg, passati un attimino per Zurigo, finalmente atterriamo a Roma, ma del maledetto barcone non si ha traccia. Facciamo la denuncia di smarrimento dove ci viene comunicato che il bagaglio “fragile” arriverà col prossimo volo da Zurigo. Decidiamo di restare. In fondo si tratta di aspettare solo quattro ore.

Purtroppo però, non esistono zone fumatori e per inalare un po’ di sana nicotina sono costretta a uscire e poi rientrare con tutto il bagaglio al seguito, ovvio, con l’altrettanto ovvia conseguenza. e cioè che sono costretta a sopportare tutte le volte i controlli. Ma, dopo 24 ore di viaggio e un’attesa di ulteriori 4 ore, la pazienza scarseggia decisamente, così sbotto e al personale che cerca inutilmente di aprirmi le borse strepito che LORO mi hanno perso le valigie, LORO mi impediscono di tornare a casa dopo un giorno e mezzo di viaggio e, quindi, LORO mi devono far fumare senza tante rotture di scatole! Non proprio testuale, ma ci sono andata vicina.

Chiarito il concetto, entro ed esco circa 40 volte senza che nessuno osi fermarmi.

Quando finalmente arriva il volo da Zurigo, dello stramaledetto barcone mauriziano ancora non se ne ha traccia.

– Forse, in quanto bagaglio fragile, lo scaricano dietro la porta – suggerisce uno degli addetti, indicando la zona del salone dove più o meno questa dovrebbe trovarsi ubicata.

Rintracciamo la porta che è davvero una porta qualunque, una porta come una delle tante di casa insomma. E ovviamente sulla porta non c’è alcuna indicazione utile a capire che questa sia la porta giusta. E comunque è CHIUSA! Non mi perdo d’animo. Scosto le strisce di gomma che stanno davanti all’uscita del nastro trasportatore e mi ritrovo in faccia al tipo che carica i bagagli. Gli faccio gentilmente presente che la mia operazione di recupero del bagaglio fragile risulta impedita dalla chiusura della suddetta porta. Apprendiamo così che le chiavi della porta le ha la signora della dogana.

Rintracciamo la signora della dogana che ci compare come una specie di Medusa versione III millennio. Interrogata sui misteri della ormai famosa porta, la tipa ci comunica che quella può essere oltrepassata solo dai signori che girano. Il mistero si infittisce. Chi cavolo sono ora questi signori che girano?

Come dice la vecchia battuta, ogni limite ha la sua pazienza e per quanto mi riguarda sia il mio limite che la mia pazienza ormai sono ridotti agli sgoccioli. Così le faccio poco gentilmente presente che se ai signori girano, a me ormai vanno a elica!

Ovviamente, quando finalmente apriamo la porta, non troviamo nessun barcone ad aspettarci. Il ferryboath si è inequivocabilmente perso.

Scopriamo così che il primo operatore ci ha sbagliato la denuncia. Il barcone è rimasto a Johannesburg!

Torniamo con il treno, avendo ormai perso la fiducia e le coincidenze per qualunque volo aereo per casa.

Arriviamo in serata a casa stremati.

Per fortuna c’è la calda accoglienza di mammà: linguine con gli scampi e ogni ben di dio per secondo, frutta, dolce e il mitico caffè nostrano. Siamo tornati.

 

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